****Luciano Romano

 

*FOTOGRAFIA LUCIANO ROMANO All’origine del lavoro fotografico di Luciano Romano c’è il teatro; all’età di 25 anni riceve il primo incarico dal Teatro di San Carlo, frequentando in seguito il Teatro alla Scala ed altri palcoscenici internazionali. L’esperienza dell’uso simbolico della luce teatrale ed il gusto per la composizione suggerito dai suoi studi di architettura sono messi a frutto dal 1991, quando inizia a pubblicare sulla rivista FMR e realizza oltre trenta volumi per Franco Maria Ricci, affermandosi nel campo dell’editoria d’arte. Tra i suoi interessi figurano anche l’arte e l’architettura contemporanea, con lavori in collezione presso istituzioni quali il MAXXI di Roma.

Ha collaborato con artisti come Robert Wilson, Shirin Neshat, con il vincitore del premio Oscar Tim Yip, Peter Greenaway con il quale ha realizzato l’installazione Italy of the Cities, per l’Expo di Shanghai nel 2010 e l’Armory di New York, dove il regista ed artista britannico si è avvalso di un corpus di fotografie firmate da Romano con soluzioni compositive e prospettiche tali da consentire una sorta di navigazione cinematografica all’interno delle stesse.
Luciano Romano svolge un appassionato lavoro di ricerca sui nuovi linguaggi dell’immagine; ciò che appare nei suoi fotogrammi è una sorta di gioco combinatorio che, prendendo spunto dagli elementi oggettivi della realtà visibile, rivela gli aspetti soggettivi di un’immagine precostituita nella mente. La visione onirica e mentale prende il sopravvento, la fotografia diventa uno strumento indispensabile per far emergere visioni che riaffiorano ciclicamente nella sua memoria, immagini altrimenti destinate a svanire
nel profondo dell’inconscio.
Il suo mondo dai colori rarefatti, popolato da ombre inquietanti, oppure disabitato e metafisico, è una mise en scène della realtà che ha per contrasto una struttura compositiva rigorosa ed essenziale, progettata architettonicamente nei minimi dettagli.

Il tutto determina una contemplazione emotivamente coinvolgente ma filtrata dalla distanza, dalla sospensione nel tempo e nello spazio, dallo sguardo attraverso il vetro di una finestra metaforica che lascia trasparire la parte essenziale del tutto. Il suo sguardo obliquo si riferisce alla visione indiretta, introspettiva, che si forma attraverso l’osservazione degli altri e che diviene oggetto essa stessa della altrui percezione in un rimando senza fine

http://www.lucianoromano.com

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