2002 Concha Bonita

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Concha Bonita sulla scala come Wanda Osiris

«L’imitazione della vita non è più bella della vita stessa?», si chiede (e chiede agli spettatori) Concha Bonita. Ma è una domanda retorica…
Il Mattino, 13 dicembre 2005Concha la risposta già se l’è data, ed è affermativa. In Argentina era Pablo e faceva il calciatore, a Parigi ha assunto l’identità – e, giusto, imita la vita – di una donna libera, ricca e affascinante. Finché non si ritrova davanti il suo passato e la sua vecchia identità anagrafica e sessuale: in cerca di Pablo, arrivano dall’Argentina Myriam, la fidanzata di un tempo, e Dolly, la figlia nata da quella relazione… È la favola moderna raccontata da «Concha Bonita», la commedia musicale che, su libretto di Alfredo Arias e René de Ceccatty tradotto da Cerami e Piovani, l’Ambra Jovinelli e la Compagnia della Luna presentano al Mercadante. E parliamo, lo dico subito, di uno spettacolo felice, nel doppio senso di allegro e riuscito. Giacché non si potrebbe immaginare una più completa e divertente sintonia fra gli elementi strutturali che lo compongono, tutti, peraltro, individualmente eccellenti: il testo, le musiche di Nicola Piovani e la regia dello stesso Arias. Quest’ultimo, tanto per cominciare, punta sul tema del conflitto (ma anche dello scambio continuo) fra il sogno e la realtà che già aveva affrontato nello spettacolo «Pallido oggetto del desiderio», tratto dal romanzo di Louÿs «La donna e il burattino» che, guarda un po’, ha per protagonista una femme fatale di nome Concha. E basta, in proposito, considerare – nella scena di Francesco Bancheri – quelle due scale laterali congiunte in cima da un ponte: i personaggi le salgono e scendono dall’inizio alla fine, e alludono, quindi, alle proverbiali scale della Wandissima; ma si tratta, in effetti, di un semplice cavalcavia. Si recita, insomma, si recita e ci si traveste (in tutti i sensi) ad oltranza. E l’emblema di un simile intreccio fra la quotidianità e l’immagine – ecco un’altra delle idee-chiave che hanno fatto di Arias uno dei più creativi fra i registi europei – è la danza di quei sipari che salgono e scendono a scandire i tempi di una rappresentazione che, per dirla in breve, applica gli sgambettamenti del varietà alla forma chiusa del melodramma. E a questa formula si richiamano, con inventiva non minore, anche le musiche di Nicola Piovani, che trascorrono spiritose e accattivanti dai couplets della rivista ai motivetti da comica finale, dal tango alla zarzuela, dal rock al mambo. Il tutto nella cornice adeguata dei costumi di Françoise Tournafond, del trucco e delle parrucche di Jean-Luc Don Vito, delle luci di Cesare Accetta e dell’accompagnamento dal vivo dell’orchestra Aracoeli diretta da Enrico Arias. Ma, si capisce, all’esito dello spettacolo concorrono in misura decisiva gl’interpreti: fra i quali spicca, nel ruolo di Carlo, il parrucchiere gay di Concha, uno strepitoso Gennaro Cannavacciuolo, assai ben affiancato, del resto, da Mauro Gioia nei panni di Raimundo; senza, con ciò, voler sottovalutare la gara di bravura che si stabilisce fra gli altri, prima fra tutti Alejandra Radano (Concha Bonita) e poi, via via, Gabriella Zanchi (Evaavabette), Sandra Rumolino (Myriam), Sibilla Malara (Dolly) e Sinan Bertrand (Pablo). Successo travolgente alla «prima», con lo stesso Piovani a cantare in coro il bis: dalla scala, come, appunto, una Wandissima di oggi.Enrico Fiore

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*QUANTE PAURE E PIANTI canta ALEJANDRA RADANO como Concha

Por su parte, Alfredo Arias apenas estrene en el Colón vuelve a Francia porque comienza los ensayos de “Concha Bonita”, una comedia musical que está trabajando desde hace dos años y que estará protagonizada por Catherine Ringer, una de las voces más importantes de la cultura rockera francesa. Junto a ella estará Alejandra Radano, la maravillosa Roxie de “Chicago”.

“Es una comedia musical atípica porque no hay bailes. Es una historia de un transexual argentino que triunfa en París y que vive en un mundo rodeado de sus fantasmas, tipo Gloria Swanson. Pero más allá de la trama, es una historia sobre la aceptación”, apunta Alfredo Arias. Por Alejandro Cruz  | LA NACION

Dopo aver vinto il Premio Eti Gli Olimpici del Teatro 2005, come migliore commedia musicale,“Concha Bonita” torna sulle scene di tutta Italia. Sospeso tra fiaba e commedia, il musical racconta la storia di Pablo, calciatore argentino di professione che, partito dal suo paese alla scoperta del mondo, trova nella sensualità e nella cultura parigina il coraggio di diventare Concha.
Inizia così la sua favola europea: fa strage di cuori, si assicura l’eredità di un vecchio ricco italiano; diventa una donna libera con una nuova, meravigliosa vita. Ma come tutte le favole, anche quella di Concha deve superare alcuni ostacoli. I suoi si chiamano Myriam e Dolly: la sua fidanzata arrivata dall’Argentina a ritrovare il “vecchio” Pablo con una sorpresa, sua figlia…

L’idea di costruire uno spettacolo intorno al favoloso destino di Concha Bonita era da tempo nei progetti di Alfredo Arias e trovò la sua genesi iniziale con la messa in scena “en travesti” de Le serve di Jean Genet. Ma per la realizzazione di Concha Bonita, è determinante l’incontro con il compositore premio Oscar Nicola Piovani e la sua adesione al progetto.

Un connubio tra teatro e musica (dal rock al tango, dal melodramma alla rumba, dalla zarzuela al mambo) che ha permesso al regista, attraverso il ricorso a stilemi semplici e popolari, tipici della commedia musicale, di realizzare le variazioni su un argomento per sua natura delicato e sempre rischioso nel trasporto in scena, quale la sessualità, le sue possibili dinamiche di trasformazione e le implicazioni conseguenti dell’essere padre o madre.

Col grande messaggio finale del non avere paura a guardarsi dentro, perché – come dice Arias – “possiamo spingerci fino in fondo alle nostre fantasie, senza creare catastrofi nella vita di nessuno, trovando nuove strade per gli affetti e rispettando l’innocenza degli altri”.

Sul palco, oltre al cast, i musicisti dell’Orchestra Aracoeli.

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 “La adaptación fue a los golpes. Fue muy intenso y muy estimulante al mismo tiempo.Era enfrentarme con otro panorama cultural”

recordó Radano sobre  la experiencia de Concha Bonita” para el Diario La Nación/ARGENTINA

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  **  nella foto ALEJANDRA RADANO come Concha Uomo**

Regia: Alfredo Arias *****Musica: Nicola Piovani 

Personaggi e Interpreti in ordine di apparizione:
RAIMUNDO: Mauro Gioia
CARLO: Gennaro Cannavacciuolo
CONCHA: Alejandra Radano
PABLO: Antonio Interlandi
EVAAVABETTE: Gabriella Zanchi
MYRIAM: Sandra Guida
DOLLY: Sibilla Malara

Scene: Francesco Bancheri
Costumi: Francoise Tournafond
Disegno luci: Raffaele Perin

I solisti de L’Orchestra Aracoeli
Pianista e direttore: Enrico Arias
Percussioni: Ivan Gambini, Giacomo Sebastianelli
Clarinetto: Marina Cesari, Massimo Jean Gambini
Tromba: Giovanni Comanducci
Fisarmonica: Marco Lo Russo, Modestino Musico
Violoncello e chitarra: Pasquale Filastò, Tiziano Zanotti, Giovanna Famulari
Contrabbasso: Gianluca Pallocca, Giuseppe Blanco
Batteria: Oreste Soldano
Flauti / Sax: Alessio Alberghini

*ERA MAGGIO ERA DI SERA


*SOTTO UN RAGGIO DI LUNA

*Con Catherine Ringer(Concha) Alejandra Radano(Myriam)***

***Alejandra Radano con Mauro Gioia foto by Luciano Romano**
 
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