Compagnia D’Origlia-Palmi

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La Compagnia D’Origlia-Palmi è stata una rinomata e singolare compagnia teatrale attiva a Roma tra gli anni ’30 e ’70, fondata da una coppia di giovani attori, poi coniugi, il cavalier Bruno Emanuel Palmi (romano) e Bianca D’Origlia (lombarda), e in seguito vi si aggiungerà anche la loro figlia Anna Maria PalmiIl fondo D’Origlia-Palmi. Bianca D’Origlia. Attrice.. URL consultato il 13-10-2010.</ref>. Fra gli attori di questa compagnia figuravano Allegrini, Luigi MezzanotteManlio Nevastri e in particolare Alfiero Vincenti che saranno successivamente “prelevati” da Carmelo Bene e utilizzati nel suo teatro. Il successo acquisito e il sostegno di pubblico e critica venne meno negli anni ’60, allorché la compagnia veniva letteralmente rifiutata da tutti i teatri e dagli impresari, considerata ormai stilisticamente “fuori moda” e inadatta alle esigenze del teatro moderno. Isolati, umiliati ed emarginati, continuarono a recitare nel loro stile antiquato[1], allestendo un loro piccolo teatro romano in Borgo S. Spirito, dove confluiranno sostenitori e accessi detrattori. Tra i primi figurano i nomi di e Paolo PoliAndrea ZanzottoSylvano BussottiAlberto Arbasino[2] e il loro grande estimatore[3]Carmelo Bene… Il regista Nino Bizzarri fu proprio negli “scantinati polverosi” di quest’ultimo che trovò abbondanza di materiale attinente alla compagnia D’origlia-Palmi[4] per il suo documentario Ombre Lucenti[5] (prodotto da Rai International[6] e dedicato proprio alla compagnia D’Origlia-Palmi)

Carmelo Bene parla della compagnia D’Origlia-Palmi con toni encomiastici. Così in Sono apparso alla Madonna (Opere, con l’Autografia d’un ritratto, pag. 1071-1078) leggiamo: « Giovanissimo e capocomico, senza un soldo, circondato da guitti straordinari reperiti in Borgo Santo Spirito dalla signora D’Origlia e dal cavalier Palmi, miei ottimi amici. Visitavo questo luogo ameno di clamorosa teatralità, dove in seguito gli stolidi, incolti intellettuali romani si presentavano a deridere… Ecco, io trovai lì in pieno lo stupore […] Erano formidabili derisioni ai danni dell’identico, che così veniva minimizzato dai pantografi del vuoto di memoria […] Non era mai in agguato, in quel teatro irrappresentabile davvero, il fantasma imbecille della confezione […] Un teatro di questa grandezza, anche se involontaria, io non l’ho più veduto. Il resto è bieca professionalità d’impiegati puntuali alla loro battuta ».

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Bellaria Film Festival

(,…) In gara, per soli adoratori del vero teatro, quello che si deve completamente perdere nel fantastico estremo e radicale, come auspicava Artaud, Ombre lucenti, eccentrica produzione Rai. Il regista Nino Bizzarri (produttore Franco Porcarelli, consulenza di Marianna Ventre, team che quando incide: un Montand, un Henri Crolla, una Duse… lascia segni indelebili) rende omaggio postumo alla compagnia D’Origlia-Palmi, buttandosi negli scantinati polverosi <di Bene> e trova, nei bauli abbandonati, reperti, foto anche coloniali, ricordi di sopravvissuti (l’attore Mezzanotte), costumi, spade e due illustri teste a favore (Bussotti e Paolo Poli, che li contrappone ai belli senz’anima di oggi: <bravi, ma non in tv, solo nel mio letto>). Come Ed Wood, D’Origlia—Palmi fecero teatro drastico per happv few, finché le forze, e la forza pubblica, non glielo impedirono. I loro Sem Benelli, D’Annunzio, Shakespeare, santi e sante barocche crearono un teatro moderno, striando il classicismo di melò: quanto più conservatori e inattuali, tanto più sovversivi.
Roberto Silvestri IL MANIFESTO – giugno 2007
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